La tecnica del naming per il menù

Scopri come dare nomi accattivanti ai tuoi piatti con il naming

Costruire il menù perfetto: perché il naming è così importante? 

Costruire il menù è importante perché si tratta del biglietto da visita di ogni ristorante, quello che permette di far scoccare la scintilla tra il cliente e le proprie proposte.

Per realizzare il menù perfetto si sono sviluppati numerosi approcci, soprattutto nel mondo anglosassone, la strategia che però ha preso più piede è quella del “naming”.

Il termine “naming” si riferisce alla tecnica di dare il nome alle proposte del menù.

Trovare il nome giusto, quello capace di stuzzicare la curiosità del cliente, è il primo passo dell’esperienza culinaria.

Un nome può dare vita ad una storia del piatto, coinvolgere il cliente e rendere il processo decisionale delle pietanze più coinvolgente.

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Una premessa sul naming: il nome perfetto non esiste! 

Prima di addentrarsi nello specifico della disciplina del naming, è necessario però fare fin da subito alcune premesse.

Nel nostro mondo, la perfezione non esiste. Di conseguenza anche “il nome perfetto” per un piatto non rappresenta che un’illusione.

Quando ci si siede a riflettere sul nome da dare ad un piatto, è meglio quindi seguire un metodo, anziché affidarsi solamente all’intuito.

Così facendo, anche questo aspetto entrerà a far parte della più ampia strategia di comunicazione dell’attività di ristorazione.

Perché anche il nome di un piatto sul menù contribuisce allo storytelling del ristorante.

I principali approcci nel dare un nome ad un piatto.

Per dare un nome ad un piatto si possono utilizzare innumerevoli approcci anche se tutti possono essere sintetizzati in queste tre macro-categorie:

  1. Nomi che esplicitano gli ingredienti principali
  2. Nomi che esplicitano la preparazione o la cottura (dell’ingrediente principale)
  3. Nomi che citano un luogo o un Paese

A seconda delle specifiche del piatto, si può scegliere uno dei tre approcci come punto di partenza.

Ad esempio, se il punto di forza del piatto è l’ingrediente principale, allora si preferirà il primo approccio.

Se il punto di forza del piatto invece sta nella preparazione, allora è consigliato utilizzare il secondo approccio, per sottolineare la sua unicità fin dalla sua presentazione nel menù.

Se invece l’attività di ristorazione si distingue per una selezione di pietanze da determinate aree geografiche (regionali, nazionali e/o internazionali), allora è preferibile citare il luogo.

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Consigli pratici per il naming dei piatti 

Una volta identificato l’approccio ideale per dare un nome al piatto, bisogna mettersi all’opera e dare il nome al piatto.

In un menù, il nome di un piatto non vive da solo e spesso è accompagnato da una breve descrizione del piatto stesso.

In questa sezione verranno condivisi i consigli per realizzare il nome ideale e la giusta descrizione del piatto.

Dare il nome al piatto 

Scegliere uno dei tre approcci indicati in precedenza è un buon punto di partenza, ma non basta per dare un nome ad un piatto quando si vuole costruire il menù perfetto.

C’è differenza tra un “linguine al sugo di cinghiale” e un “linguine al sugo rustico di cinghiale di Nonna Maria” per esempio.

Il primo nome, seppur corretto e semplice, risulta anche molto freddo ed essenziale. Il secondo invece, risulta più caldo e, con l’aggiunta di solo 4 parole, narra una storia.

Quando si tratta di dare un nome ad un piatto, gli stratagemmi più utilizzati sono questi:

  • Fare ricorso alla nostalgia: la nostalgia è uno degli stratagemmi più utilizzati, perché è in grado di far entrare subito in connessione con i clienti. Come nell’esempio precedente, l’accostamento della parola “nonna” con un piatto rustico suscita immagini di calda familiarità;
  • Essere chiari: la chiarezza è un aspetto imprescindibile di un nome efficace. Bisogna quindi essere in grado di bilanciare gli aspetti emozionali del nome di un piatto, cercando di evitare di creare nomi troppo lunghi o troppo artificiosi;
  • Scrivere secondo l’identità del ristorante: Tutto quello che è stato affermato fino ad ora, deve necessariamente essere declinato secondo la natura del ristorante. Difficilmente un ristorante stellato potrà fare affidamento sull’immaginario nostalgico di una nonna, dovrà quindi reinterpretare lo stratagemma secondo la sua realtà.

 Scrivere la descrizione ideale per accompagnare il nome del piatto 

Oltre al nome del piatto, è consigliato inserire in un menù una breve descrizione del piatto.

La descrizione, avendo a disposizione più parole del nome del piatto, offre più opportunità per mettere in luce le qualità del piatto e, quindi, di suscitare l’interesse del commensale.

Non esiste una regola su cosa mettere e cosa esplicitare nella descrizione di un piatto, ma più comunemente si cerca di gettare una luce su questi aspetti:

  • Gli ingredienti: far sapere al commensale cosa troverà nel piatto;
  • Il/i metodo/i di cottura: come sono stati elaborati gli ingredienti del piatto;
  • Indicazioni geografiche (degli ingredienti): si tratta di un taglio di carne pregiato d’importazione oppure la portata è accompagnata da un contorno di verdure a km 0? Qualche informazione sull’origine degli ingredienti è sempre ben accetta e aiuta a creare fiducia;
  • Descrittori del gusto: Inserire anche dei termini in grado di descrivere il gusto del piatto, permettono al commensale di cominciare a “godersi” la portata fin dal momento della scelta.

Per concludere

Il naming è una strategia essenziale per rendere un’attività di ristorazione più coerente nella sua identità visiva e anche generare maggiori profitti.

Certo, applicare queste strategie può sembrare un’impresa, soprattutto quando si muovono i primi passi in questo ambito.

Fortunatamente, l’esperienza Baldi è a disposizione di tutti i ristoratori che desiderano crescere ed evolvere nella loro attività.

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